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Jazz News

giovedì 7 febbraio 2008

Umbria Jazz

Umbria Jazz

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Umbria Jazz è una delle più importanti manifestazioni jazzistiche a livello mondiale. Si svolge a Perugia nel mese di luglio.

Indice

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Le origini [modifica]

Il 23 agosto 1973 è la data del primo concerto della prima edizione di Umbria Jazz. Fu subito chiaro che si trattava di una buona idea, come testimoniava il grande successo di pubblico, a dispetto di una promozione approssimativa (la gestazione del processo fu velocissima: dalla visione alla realizzazione concreta passarono pochissimi mesi). Inizialmente Umbria Jazz assunse una formula "itinerante", cioè si spostava, ogni sera, da una città all'altra in una sorta di pittoresco viaggio disorganizzato per i tanti luoghi suggestivi della regione, ed aveva un gran pregio: i concerti erano gratuiti. Per ascoltare musica non si pagava nessun biglietto, in una fase storica in cui i giovani consideravano la musica come una sorte di "servizio sociale".
Per il jazz, musica da club o tutt'al più da teatro, in ogni caso per piccoli spazi, è uno shock. Il jazz entra nella piazza dell'Umbria, l'agorà dove si è sempre svolta la vita civile e sociale della sua gente. Da allora il jazz e la piazza convivono, e festival di questo tipo nascono in tutta Italia.
Oltre che uno shock per l'Umbria, è un incredibile spot promozionale, perché musica e ambienti si intrecciano con inedite suggestioni. E l'immagine di quelle piazze stracolme di gente fa il giro dell'Italia e sbarca perfino in America. Del resto, come sarebbe possibile non subire il fascino della piazza del Popolo di Todi, di piazza IV Novembre a Perugia, del Teatro romano a Gubbio, della fortezza dell'Albornoz a Orvieto... Se Umbria Jazz doveva lanciare l'Umbria come approdo di un turismo giovane e di massa, l'obiettivo era raggiunto.

Le prime difficoltà [modifica]

Le città dell'Umbria, dal fragile equilibrio, nei giorni di Umbria Jazz (conosciuta anche come UJ), scoppiano. In alcune situazioni la popolazione raddoppia. Gli organizzatori fanno il possibile per arginare la situazione ma, a volte, il possibile non è sufficiente. Prima dei concerti, dal primo pomeriggio, le piazze diventano delle interminabili distese di sacchi a pelo. È difficile spostarsi: addirittura in alcuni casi anche i musicisti hanno difficoltà nel raggiungere il luogo dove devono suonare, e c'è chi, come Count Basie, non arriva affatto: la sua orchestra resta inesorabilmente bloccata sul bus vittima dello stesso ingorgo in cui sono intrappolati tanti aspiranti spettatori.
Per Umbria jazz non esistono mezze misure: c'è chi vede con entusiasmo questo singolare "esperimento" di politica culturale e fa notare come l'immagine stessa della regione ne venga positivamente stravolta. Al contrario, non mancano gli scettici prima e i critici dopo, che vedono Uj come una specie di violenza alla tradizionale quiete e al secolare silenzio dell'Umbria.

I primi disordini [modifica]

L'edizione del 1976, l'anno che vede calcare le scene dell'Umbria a George Coleman, Art Blakey e Dizzy Gillespie segna l'anno più nero per Uj. In Umbria arriva troppa gente e questo resta il principale motivo di crisi. Ma c'è anche da dire che parte del pubblico (una parte minoritaria, ma vistosa) non è certamente facile da gestire. È un pubblico "estremo" che vive tutto come una dimensione politica; in Italia sono i cosiddetti "anni di piombo".
Uj viene trascinata, suo malgrado, in questa spirale e spesso diventa teatro di irrequietezze e talvolta di disordini. Piccoli gruppi di contestatori si danno agli "espropri proletari", altri si accaniscono contro le sedi dei partiti politici di destra. A Todi scoppiano disordini al passare di una processione religiosa. Attorno alle piazze sono schierate lunghe file di poliziotti e il clima, che doveva essere di festa, diventa molto teso.
Neanche la musica si salva: va di moda il jazz-man politico, anche se spesso la politicizzazione si risolve in qualche titolo accattivante e in ostentati abiti africani. Vengono fischiati grandi artisti, come Chet Baker e Stan Getz, bianchi e borghesi. Altrettanto acceso, ovviamente, è il confronto fra le forze poilitiche dell'Umbria e negli ambienti culturali: sostenitori e detrattori si misurano con toni forti. E pensare che, in fondo, tutto era nato da un innocuo intento di promozione turistica. Per non rischiare, gli organizzatori annullano l'edizione del 1977.

La fine di un sogno? [modifica]

Dopo molte polemiche, nel 1978 si torna a riorganizzare la grande kermesse di Uj, con una formula che cerca di limitare l'afflusso di spettatori dividendoli: ogni sera vanno in scena due concerti in altrettante città. Ma la folla non si divide anzi, in certi casi, aumenta, e con essa, ovviamente, i problemi.
Il festival, per come è diventato, non è più gestibile, e nemmeno difendibile. Anche gli amministratori regionali che fino ad ora, nonostante tutto, lo avevano difeso, non se la sentono più di correre il grande azzardo e sono costretti a cedere.
L'edizione del 1978 sarà l'ultima di Uj. Serve una pausa di riflessione, ma non sono molti a scommettere sul futuro del festival. Sembrava proprio il "canto del cigno": a Terni, in un tripudio di folla, si svolge la grande performance del trio di Bill Evans con alla batteria Philly Jo Jones, mentre a Perugia si esibisce Lionel Hampton con la sua All Star Big Band: uno scampolo di capolavoro in un momento nero.

L'araba fenice [modifica]

Perugia, Renzo Arbore
Perugia, Renzo Arbore

Per tre anni, dal 1979 al 1981 si continua a parlare di Uj, ma sono in pochi quelli che scommetterebbero su una sua rinascita. E invece, autentica araba fenice della musica, la manifestazione rinasce dalle sue ceneri. Nell'edizione del 1982 si vede subito che molte cose sono cambiate: innanzitutto Regione e Atp non entrano più nella gestione, che viene presa a carico da un gruppo di volenterosi. Nei primi tempi si fa capo alla struttura dell'Arci, una realtà associativa all'epoca molto forte in Umbria. Poi, col passare degli anni e delle edizioni, si seleziona sempre più una struttura ristretta che acquista competenza e professionalità. Da questa, nel 1985, nasce l'Associazione Umbria jazz, senza fine di lucro, che ha in gestione il marchio "Umbria jazz" di proprietà della Regione e gestisce il festival in ogni suo aspetto (formula, scelte artistiche, organizzazione, logistica, sponsorizzazioni). Oggi il presidente dell'Associazione è Renzo Arbore, mentre Carlo Pagnotta (uno degli ideatori di Uj) ne resta il Direttore artistico.
Altro passaggio importante, alcuni anni dopo, è la nascita, per volontà della Regione, della Fondazione Umbria jazz, che ha il compito di garantire le risorse finanziarie di parte pubblica.

Una "formula" vincente [modifica]

L'Umbria jazz gratuita e itinerante degli anni Settanta è ormai un ricordo; il presente è una manifestazione che introduce, per la prima volta, il biglietto d'ingresso. Non in tutti i concerti, perché una parte del cartellone resta, e resterà, sempre gratuita e in piazza. Insomma, per i concerti più importanti, si paga. Del resto è anche il pubblico che è cambiato, e nuove esigenze emergono: stop alle grandi adunate, stop ai sacchi a pelo in piazza, ma posti a sedere e, rigorosamente, numerati.
La seconda caratteristica della "nuova" Uj è la stanzialità: non è più un festival itinerante, ma prende stabile dimora a Perugia. In verità, nei primi anni, si prova l'esperienza del cosiddetto "decentramento": il festival si svolge quasi tutto a Perugia, ma qualche concerto viene allestito anche in altre città, come Terni, Narni, Orvieto, Foligno, Gubbio, Città di Castello e Assisi. Ma il "decentramento" fallisce.
Uj è diventata un festival ad immersione totale, e il centro storico di Perugia appare sempre più come un villaggio globale in cui si respira musica ad ogni ora del giorno e della notte, con eventi che si susseguono e si sovrappongono. In un chilometro quadrato di straordinaria bellezza e suggestione si creano interazioni inedite fra storia medievale, che aleggia tra i palazzi e le piazze di Perugia, e i suoni della contemporaneità.

Atmosfera "magica" [modifica]

Immagine:Keith Jarret.jpg
Keith Jarrett durante le prove

Nei primi due anni della sua "seconda vita" Uj fu "sorvegliata speciale" e si svolse in un torrido tendone da circo nella zona di Pian di Massiano (vicino allo stadio), ben lontano dal centro storico: una specie di confino perché i problemi degli anni Settanta non erano stati dimenticati. Questa situazione la vivono anche gli operatori di commercio (che oggi considerano Uj come uno dei momenti fondamentali della promozione del turismo): quando apre il festival molti bar e ristoranti chiudono. Ma si vede presto che il clima è molto diverso e, a poco a poco, lo scetticismo cede il posto alla fiducia. E così si riguadagna il centro storico.
I concerti serali si tengono nei neoclassici giardini del Frontone; quasi tutti i concerti sono esauriti e migliaia di persone non riescono a seguire i loro beniamini (Sonny Rollins, Randy Crawford, Michel Petrucciani, Phil Collins, Al Jarrau e Keith Jarrett, solo per nominarne alcuni).

Dal 2003 saranno sostituiti con la più capiente arena del Santa Giuliana che accoglierà le performace di Ornette Coleman, Van Morrison, Bobby McFerrin, gli Earth, Wind & Fire, James Brown e i Manhattan Transfer (anche qui, solo qualche nome). Poi si aprono i "salotti buoni": prima il Teatro del Pavone, il settecentesco teatro dell'aristocrazia perugina, che ospita nel 1984 un galà in onore di Sarah Vaughan; poi il teatro comunale Morlacchi che, con la sua ottima acustica, esalta la voce e le note della chitarra di Caetano Veloso.

Nel 1987 irrompe sulla scena del festival quello che resta lo spazio più suggestivo in assoluto: la duecentesca chiesa di San Francesco al Prato. È una delle più antiche e nobili chiese della città, semidiroccata per una serie ininterrotta di traumi di ogni tipo, dallo smottamento del terreno (già subito dopo la costruzione) fino al più recente terremoto che sconvolse l'Umbria nel 1997. La notte, sopra l'abside scoperchiato, si vede il cielo stellato. È un luogo "magico": tutto quello che vi si suona acquista una dimensione innaturale. I musicisti ne sono affascinati. Fuori dalla chiesa, sul prato, dove la musica scivola senza ostacoli, migliaia di persone ascoltano Gil Evans, Carmen McRae, la Liberation music orchestra. Attualmente si stanno terminando i restauri per farla diventare l'auditorium di Perugia con l'abside rigorosamente scoperchiato.

Altri suggestivi spazi utilizzati sono il duomo di Perugia (soprattutto con i cori Gospel), la basilica di San Pietro (con Jan Garbarek e Hilliard Ensemble per il mistico e spirituale progetto Officium). Si dovette aprire perfino lo stadio di calcio (l'attuale "Renato Curi"), per la performance del mitico Miles Davis nel 1984, e fu teatro del più memorabile concerto del festival, quello di Sting nel 1987.
Nel 1997 un concerto viene spostato a Villa Fidelia (vicino Spello) a causa delle migliaia di richieste di biglietti da tutta Italia e dall'indisponibilità dell'artista di utilizzare lo stadio; è un altro dei momenti indimenticabili per Uj: in una cornice quasi surreale la chitarra di Eric Clapton fa impazzire migliaia di giovani.
Gli ultimi "acquisti" sono stati l'oratorio filippino di Santa Cecilia, piccolo e delizioso, restaurato dal Comune con il contributo della Heineken, e la sala Podiani della Galleria nazionale dell'Umbria, il tempio della storia e della cultura della città. E, naturalmente, per i concerti gratuiti, si torna in piazza IV Novembre e ai giardini Carducci, il cuore del cuore medievale.

Lo stile [modifica]

Immagine:Giardini Carducci.jpg
Perugia, concerto gratuito ai Giardini Carducci

Rispetto al passato Uj è tutta un'altra storia. Quello che non cambia rispetto alla prima vita è la qualità del cartellone: nel ventennio che parte dall'edizione del 1982 e arriva fino ai nostri giorni, per l'Umbria passa tutto il jazz che conta, con qualche divagazione nei territori del rock e del blues e della canzone brasiliana, con una maggiore attenzione (soprattutto negli ultimi anni) al jazz italiano. È la formula, però, che fa la fortuna del festival.
Le scelte artistiche si dividono, volendo generalizzare molto, in due filoni: da un lato il jazz ortodosso; dall'altro un variegato panorama di musica Nera (blues, gospel, soul, zydeco, marching band, rhythm 'n' blues) e di vari sconfinamenti nel pop-rock, per un pubblico generalista che cerca una buona colonna sonora per la sua vacanza in Umbria. In tale ottica vanno viste anche le esibizioni ad Uj di personaggi come Elton John, Carlos Santana, James Brown, Donna Summer, Eric Clapton, Earth, Wind & Fire, e di molti altri artisti non strettamente appartenenti al mondo del jazz, che si sono avvicendati nell'arena perugina negli ultimi anni.
Uj non è una manifestazione snob e non esclude nessuno: anche per questo contribuisce, come nessun'altra, alla conoscenza del jazz in Italia e ne fa un oggetto un po' meno sconosciuto. Anzi, meno elitario, perché i "numeri" del festival (incassi e presenze) sono da manifestazione "popolare".

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